Una città come forse non l’avete mai vista. La Latina che scopriamo come ambientazione della serie “Prisma”, già da fine settembre su Amazon Prime Video, non è solo una città che fa da sfondo, ma diventa un amplificatore di tutte le tematiche affrontate: la condizione giovanile oggi, l’identità di genere, la voglia di andare e quella di lottare per cambiare la propria condizione di vita, la fluidità dei rapporti umani. La città è ben riconoscibile dalle inquadrature aeree e non solo, è volutamente citata all’interno della serie, quasi a sottolineare l’importanza del luogo dove si svolgono i fatti.
Latina non è una scelta casuale o prettamente estetica, ma motivata dal regista (il milanese Ludovico Bessegato), in quanto luogo poco raccontato e per la sua “unicità”, città tra le più recenti d’Italia, senza un dialetto, senza tradizioni locali radicate, con un’identità ancora da costruire. “Una città complessa in cui convivono anime diverse”. Per i suoi spazi, per il suo rapporto tra urbanizzazione e natura (mare, pianura, montagna sullo sfondo, corsi d’acqua), fa da cassa di risonanza alle azioni e alle emozioni dei protagonisti.
C’è l’ex centrale nucleare che diventa il set del video di “Mattoni”, un brano inedito di Achille Lauro, cantato da LXX Blood (in cui viene nominata anche la nostra Latina Scalo!), ci sono i grandi spazi della campagna pontina, con la casa del nonno di una delle protagoniste, che ha battezzato con il nome “Benito” il suo pappagallo, c’è il grattacelo che svetta solitario, quasi in contrasto con l’orizzontalità dell’architettura razionalista, ci sono le piazze principali della città (San Marco, piazza della Repubblica, piazza della Libertà), e poi c’è la natura sempreverde, il lago di Fogliano e la grande bellezza dell’interland (i giardini di Ninfa, il lungomare pontino, le spiagge di Sabaudia). Non solo Latina quindi, ma anche Sabaudia, Ninfa, Sermoneta e Roma, quest’ultima destinazione da raggiungere partendo proprio dall’Agro Pontino e non viceversa, e ciò è prettamente significativo: la vicinanza con la città dove tutto è possibile diventa una “via di fuga” dei protagonisti, che comunque tornano alla base.
A influenzare la scelta del luogo di ambientazione di Prisma, sicuramente la scrittrice e sceneggiatrice pontina Alice Urciuolo, che la ricordiamo tra i finalisti del premio Strega 2021, con il suo romanzo d’esordio “Adorazione”. Ma perché Prisma? Non è soltanto un solido poliedrico, ma anche una metafora utile a cogliere le dinamiche che portano a una costruzione identitaria. La scomposizione e ricomposizione della luce mediante il prisma è una delle più affascinanti scoperte di Newton. Un prisma trasparente, infatti, crea il noto effetto ottico di scomporre la luce in tutti i colori dell’arcobaleno; nella serie diventa il simbolo di un nuovo approccio alla realtà e delle innumerevoli sfaccettature dei protagonisti.
In otto episodi, intitolati non a caso con i sette colori dell’arcobaleno più il bianco, viene raccontato il percorso di Andrea e Marco (entrambi interpretati dal bravissimo Mattia Carrano), due fratelli gemelli, uguali ma diversissimi e del loro giro di amici, che si muovono tra il liceo, la piscina, le feste, il mondo della musica trap.
Al di là della trama, è interessante questo rapporto tra le emozioni narrate e la città che le amplifica; gli attori, quasi tutti giovani, risaltano per intensità e bellezza, tanti primi piani e una fotografia che fa emergere la loro anima. La colonna sonora é “Mattoni”; le musiche inserite nei vari episodi sono azzeccatissime e spaziano tra diversi generi musicali, le riprese ricercate, la fotografia perfetta e i colori la fanno da padrone. Buona visione!
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